L’Italia nel cuore di Ernesto Paglia.


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Ernesto Paglia sarà ospite d’onore al primo evento di Vivi San Paolo, sabato 13 dicembre alle 20 nel salone delle feste del Circolo italiano.
In questa intervista ci svela i sentimenti che lo legano alla lingua italiana, che tra l’altro parla e scrive perfettamente.
Da suo padre Gerardo ha ereditato, infatti, la passione per il giornalismo e la cultura italiana. A soli 27 anni è diventato uno dei più celebri e rispettati corrispondenti internazionali della rete Globo.
Quali sono i sentimenti che nutri verso l’Italia? E da quale città proviene tuo padre?L’Italia è, per me, la casa paterna. E’ il posto dove ritrovo i ricordi di mio padre, i punti di riferimento culturali che lui mi ha donato. Gerardo, il suo nome, è nato a Lavello, provincia di Potenza.
Ha lasciato il paese molto giovane, e si è spostato prima a Roma e poi a Torino.C’è un sapore della cucina italiana che evoca i momenti più felici della tua infanzia?

Sicuramente i piatti di Natale. Mio padre chiedeva sempre il “Cutturieddu”, una specie di bollito di pecora e le zeppole con alici!

Conservi un legame con i tuoi parenti in Italia?

I cugini e gli zii sono un pò “silenziosi” su internet. Ma i nipotini sono molto attivi sulle reti sociali! È così che ci stiamo avvicinando. Il prossimo anno dobbiamo portare in Italia la nostra figlia più piccola, che ancora non conosce la sua famiglia “originale”.

Con i tuoi figli parli italiano?

No e questa è una tradizione di famiglia… Mio padre, purtroppo, non parlava italiano in casa. La mamma era Argentina ed io sono nato in  Brasile… 
Per questo la famiglia ha scelto di parlare il portoghese. Sicuramente ho perso molto con questa decisione. 
Alla fine dei conti, tuttavia, ho imparato un po’ di italiano, un po’ di spagnolo, ed il portoghese sufficientemente bene per poter diventare giornalista.

Secondo te quali sono gli stereotipi che i brasiliani hanno nei confronti dell’Italia?

Credo che l’Italia conosciuta dal brasiliano tipico sia un miscuglio di quello che rimane delle tradizioni dell’imigrazione dell’inizio del ventesimo secolo  e di ciò che il cinema ha prodotto. L’Italia sullo schermo sà di Fellini e, per i più giovani, di Woody Allen, con qualche battuta di Benigni. Un’immagine generosa ma, sicuramente, stereotipata. Lontana dalla realtà dell’Italia moderna.

C’è una nuova ondata di espatriati italiani in Brasile, qual è la tua opinione su questo fenomeno socio-economico? E quali sono le differenze sostanziali con i flussi migratori precedenti?

Il fatto che vengano chiamati “espatriati”  riflette la nuova realtà.
Invece di “contadini brava gente”, che nel secolo scorso hanno lasciato tutto per “trovare l’America”, adesso il Brasile riceve professionisti, uomini d’affari, gente che ci rimane un paio d’anni e se ne va. Una benvenuta infusione di sangue nuovo nella comunità che può riscaldare l’italianità di tanti “oriundi” come me.

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