Genitori e figli espatriati: come si supera l’ostacolo dell’integrazione.


Bibianna Teodori, professionista italiana che vive in Brasile dal 1995, spiega alcuni interessanti concetti sulla difficoltà di essere genitori e lavoratori espatriati. Esperta di coaching, Bibianna ha recentemente pubblicato un libro intitolato Coaching para pais e mães | Saiba como fazer a diferença no desenvolvimento dos seus filhos.

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Leggi la sua intervista, lascia un commento o raccontaci la tua esperienza:

Genitori non si nasce ma si diventa…

L´essere genitore, nonno, insegnante, educatore è un viaggio pieno di costanti cambiamenti. La vita infantile è in continuo fermento. Angoscia, paura, curiosità, incertezza. Ogni giorno nuove sfide e nuove difficoltà, e nessuno ci insegna “come si fa”.  Ogni bambino o adolescente è unico e speciale, ogni situazione è diversa.

Essere un padre o una madre oggi è più impegnativo di quanto non lo fosse in passato. Nella nostra fase sociale i figli sono una scelta, diventiamo genitori nel momento in cui decidiamo di esserlo, in cui scegliamo di dare alla luce un essere umano.  Diventare genitori è un mettersi alla prova. Dopo la nascita ci troviamo tra le braccia un essere minuscolo!

Viene spontaneo chiedersi se genitori si nasce o si diventa? Si diventa genitori perché la genitorialità è un processo dinamico, che si sviluppa nel tempo e si nutre di tante fasi tra loro strettamente collegate. Oltre a essere in divenire continuo, la nostra relazione con i figli si modifica, a volte subisce difficili accelerazioni altre volte, per fortuna, procede con ritmi più semplici e gestibili. Mentre cresciamo assieme ai nostri figli  anche il contesto nel quale viviamo cambia velocemente; buona parte del nostro stile di vita e delle nostre relazioni sono indotti dai modelli sociali che in parte scegliamo e in parte subiamo. Per camminare sul sentiero della genitorialità abbiamo bisogno di consapevolezza, speranza, fiducia e di conoscenza. Come genitori dobbiamo goderci la strada che stiamo percorrendo, ascoltando le incredibili domande dei nostri figli. In questo cammino, la vera risorsa  é il bambino stesso: lui é autentico e vive il suo tempo.

Perché hai sentito l’esigenza di pubblicare questo libro?

Come mamma di due figli e Coach ho scritto questo libro pensando a ciò che avrei volute leggere 17 anni fa, un manuale in cui potessi trovare idee e strumenti per risolvere I problemi legati alla genitorialità.
Personalmente come madre ho vissuto molte difficoltà e molte incertezze, sia con la nascita del primo figlio Luca e poi con il secondo, Enrico. Ho vissuto i sogni e le speranze. Mi sono trovata di fronte a tante situazioni impreviste, da sola senza il supporto dei miei genitori, sorella, fratelli, in un paese straniero dove conoscevo pochissime persone. Grazie alle conoscenze acquisite in questi anni e alle competenze maturate con la mia attività ho ricevuto tanto e sono certa di aver contribuito allo stesso modo.
Ho voluto sviluppare una modalità che possa permettere ai genitori  di condividere esperienze e strumenti con chi ha già vissuto queste esperienze. Il mio intento e desiderio è di aiutare i genitori a sentirsi più efficaci, anche nei momenti più difficili ed impegnativi. Voglio aiutare i genitori ad appoggiare i loro figli anche nei momenti di maggiori sfide.
Attraverso questo libro della comunicazione e del buon senso i genitori arriveranno a sentirsi più sicuri. Le mie parole possono diventare uno strumento per capire meglio chi sei e cosa ti sta accadendo.
Non ho formule magiche, non sono un guru, voglio soltanto condividere con i genitori alcune strategie che, di fatto, funzionano. Hanno funzionato con me!

Quali sono le differenze sostanziali fra il Brasile e l’Italia in fatto di educazione dei bambini?

I miei amici mi chiedono se educo i miei figli da mamma italiana o come mamma brasiliana.
Penso che ci sai una sostanziale differenza. I genitori sono sempre genitori ed amano i loro figli.
Penso che le mamme italiane sono molto affettuose, super-protettive, a volte molto ansiose amano tantissimo i figli, li riempiono di coccole, si occupano di loro, chiedono aiuto ai nonni, che nell´educazione dei bambini in Italia sono molto presenti.
Le mamme brasiliane sono affettuose e amano i loro figli ma li lasciano molto piu liberi.
Nella nuova ondata di espatriati italiani ci sono tante famiglie con bambini, in che modo si può accelerare l’inserimento sociale di un minore?

Penso che l’inserimento sociale di un bambino viene accelerato attraverso la scuola o meglio con il supporto della scuola. La scuola è importantissima per facilitare l’inserimento del minore in una società.
Tutto ciò che si trova a vivere, le dinamiche di relazione con gli altri bambini, i giochi di gruppo, le gerarchie, la collaborazione o la competizione, l’affettività fanno dell’istituto scolastico un luogo importantissimo nello sviluppo infantile. Inoltre le relazioni con gli adulti significativi, permetteranno ai bambini di stabilire nuovi rapporti affettivi che li porteranno a ridefinire se stessi e gli altri. La scuola sicuramente, quindi, rappresenta un enorme potenziale nella promozione dell’inserimento del bambino adottivo all’interno di un contesto sociale. Si tratta della prima forma di socializzazione con i suoi pari e soprattutto un maniera per conoscere le regole e le abitudini di un Paese.

Ti occupi anche di coaching per espatriati (cross cultural coaching), in cosa consiste?

Si tratta di un processo di coaching personalizzato a beneficio di una persona, in genere un manager e/o un suo congiunto che, per ragioni professionali si accingono a trasferirsi o si sono appena trasferiti in un paese straniero. Si tratta di un fenomeno di mobilità di carriera internazionale in risposta al quale il Coach è chiamato a promuovere e ad accelerare la fase di integrazione, rendendo la mobilità un’esperienza positiva per il manager espatriato, serena per la sua famiglia e vantaggiosa per la casa-madre (la corporate). Il mercato del lavoro spinge molti manager italiani a venire a lavorare in Brasile.
Il trasferimento di una persona o di una famiglia in un paese straniero per ragioni di lavoro è una questione delicata e complessa..
Oggi si sono moltiplicate le condizioni in cui una azienda-madre (corporate), per ragioni organizzative e in particolare di diffusione e allineamento delle sue prassi internazionali, decide di far passare un periodo all’estero ad un certo numero di suoi manager. Una volta individuate le risorse interne disponibili alla mobilità internazionale, diventa importante per la casa-madre assicurare il successo della missione all’estero, anche per effetto dei costi che sono mediamente pari a due volte e mezzo quelli della posizione pregressa nel proprio paese.
Questa è la ragione per la quale le aziende cercano dei Coach specializzati sul coaching per espatriati: per accompagnare il manager, o il suo partner, attraverso le fasi delicate dell’espatrio.
Um coach in questo processo puo’ agevolare in quattro fasi:
1-Nell’imminenza del trasferimento di iniziale eccitazione per il nuovo paese, per le sue novità, per la sua gente e la sua storia;
2- Installazione in loco con il primo sovraccarico di tutte le criticità connesse alla lingua straniera e alle norme burocratiche del paese ospite; ogni espatriato attraversa poi un periodo di “latenza” in cui viene sfiorato dall’idea del rimpatrio.
3- Individuazione e consapevolezza dei reali nuovi problemi insorti e delle risorse necessarie che gli occorrono per affrontarli;
4- La vera organizzazione proattiva della quotidianità..
Le fasi sono tipiche di tutti gli espatriati, la stessa cosa non si puo dire della durata del periodo di adattamento alle stesse. A volte seguo manager che in 3 mesi si sentono in casa nel nuovo paese, altri impiegano piu tempo per abituarsi ai nuovi costumi e valori.
Bibianna Teodori é Executive e Master Coach, fundadora da Positive Transformation Coaching e coautora do livro “Coaching na Prática – Como o Coaching pode contribuir em todas as áreas da sua vida”; autora do livro “Coaching para os pais e maes – saiba como fazer a diferenca no desenvolvimento de seus filhos” .

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