Cittadini italiani nel mondo: serie A e serie B? Una petizione on line per fare qualcosa.


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Che la popolazione dell’Italia sia di circa 61 milioni di persone è cosa nota più o meno a tutti. Quanti siano gli Italiani in totale sul pianeta invece è meno noto, sopratutto perché pochi sanno che ce ne sono circa 4,6 milioni residenti all’estero iscritti all’AIRE (l’anagrafe degli Italiani all’estero), ma potrebbero essere molti di più se consideriamo gli aventi diritto alla cittadinanza italiana.
Non si tratta di italiani di serie B, anzi, molto spesso sono connazionali che hanno tenuto alto il nome della patria nei paesi di emigrazione, ne hanno conservato le tradizioni, diffusa la cultura italiana (ad iniziare dalla gastronomia, ma non solo), si sono adoperati per gli scambi commerciali, per non parlare delle rimesse di denaro in patria che negli anni ’50 e ’60 hanno contribuito tanto al boom economico italiano di quell’epoca. (Foto Credits: cdn-1.lavoroefinanza.it)

I discendenti di costoro che, sovente negletti in patria, hanno invece conservato tradizioni e legami con l’Italia hanno diritto per legge (la prima normativa risale al 1912) ad avere la cittadinanza italiana.
E qui a volte cominciano i problemi.
Non sono tutti ad avere questo diritto, ma sono moltissimi. E moltissimi sono quelli che da anni stanno richiedendo di potersi considerare pienamente “anche” Italiani.
Sottolineo la parola anche perché si tratta quasi sempre della doppia cittadinanza.
Un doveroso e ambito riconoscimento per chi, perfettamente integrato nella società in cui vive, ha sentito sempre parlare di Italia da nonni, dai genitori e dai bisnonni, ma che non è semplice ottenere. Le domande a volte ci impiegano anni, anche 10, per arrivare a compimento, sebbene la normativa preveda un limite di 240 giorni per l’evasione delle pratiche da parte dello Stato.
Questo accade per via della nostra pesante burocrazia, attuale e passata.
Se da un lato ci possono essere difficoltà oggettive nel ricostruire le vicende del singolo emigrato, dall’altro la rete consolare che è deputata a gestire le pratiche, va in affanno per la consueta carenza di risorse e organico.
Il connazionale “in pectore” (è proprio il caso di chiamarli così considerata la componente affettiva della faccenda) versa allo Stato Italiano 300 euro per sostenere le spese, ma queste risorse vanno al Ministero del Tesoro e non alla rete consolare gestita dal Ministero degli Esteri che si sobbarca il lavoro.
E non c’è neppure il coinvolgimento dei comuni di origine degli immigrati, che debbono svolgere ricerche a volte complesse sui propri dati anagrafici di epoche a volte remote, e che potrebbero essere maggiormente coinvolti, con alcune ricadute positive sulle loro economie se le cose fossero gestite in modo differente.

Tutto questo porta ad una disaffezione e ad un senso di respingimento che i nostri connazionali patiscono sulla loro pelle e che li fa sentire come fossero cittadini di serie B; oltretutto il confronto con altri paesi europei, alcuni di pesante emigrazione come la Germania, diventa mortificante.

Mail Marketing Globes_3 Ecco che allora un parlamentare italiano, di origine brasiliana, il Sen. Fausto Longo, ha pensato ad una petizione popolare per sensibilizzare le Autorità competenti e proporre alcune soluzioni di buon senso. Senza alterare i requisiti richiesti, una diversa destinazione dei fondi, e la possibilità per i comuni di origine dell’ascendente emigrato di istruire la pratica, anche in assenza della residenza in modo stabile in quel territorio, potrebbero essere delle misure risolutive.
Considerando che si costituirebbe un incentivo comunque ad un turismo dedito alla riscoperta delle origini, stante la possibilità di svolgere in modo più semplice le ricerche e le relative istanze di cittadinanza presso le anagrafi comunali.

Non dev’essere sottovalutata l’importanza della cittadinanza per gli Italo-discendenti: l’emigrazione italiana è in ripresa, con circa un 7-8 % in più ogni anno.
Si tratta oggi di una emigrazione molto qualificata, la famosa fuga dei cervelli.
È quindi opportuno che il senso di appartenenza nazionale sia rafforzato e mantenuto alto, facendo trovare ai nostri connazionali che vanno per il mondo una rete di italiani che sia pronta ad accoglierli, che abbia mantenuto e che mantenga una relazione con la madrepatria.
Altrimenti non solo si consoliderà una perdita già avvenuta nel passato, ma si pregiudicherà anche il futuro.
Ecco perché l’argomento riguarda tutti quelli che hanno a cuore l’italia e l’Italianità indipendentemente dalla residenza.

FIRMA ANCHE TU QUESTA PETIZIONE: Petizione on line

Giorgio de Vecchi di Val Cismon

 

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