Le memorie di Adriano.


adriano sandri

Adriano Sandri, il sindacalista spretato si racconta in un’inedita intervista.

All’inizio non potevo crederci, avevo di fronte a me un uomo che ha fatto tutto nella vita, persino cambiare identità: il prete, il sindacalista, il professore universitario, il clandestino, il consulente nel settore dei diritti umani e non per ultimo il papà e marito affettuoso.

Quando sei arrivato in Brasile la prima volta?

“Ero prete a Verona, ma dopo aver fatto in chiesa un’orazione sul tema dell’educazione politica, mi hanno subito trasferito. Erano i tempi bui della Democrazia Cristiana… Nel 1969 sono arrivato in America Latina, dove ho continuato a fare il parroco nella città di Teresina nello stato di Piauí. Qui ho fondato piccole comunità locali coinvolgendo anche fasce di popolazione provenienti dall’Africa con vari orientamenti religiosi. Ho lavorato gomito a gomito con Don Helder Camera, uno dei vescovi più perseguitati dalla dittatura militare. Quando, alla scadenza del contratto, il vescovo di Teresina mi ha trasferito in un altro luogo, non ho accettato. Così sono dovuto rientrare in Italia”.

E lì cosa hai fatto?

“Ho bussato alla porta della Fiat, ho seguito un corso come elettricista e sono partito nuovamente per il Brasile, con destinazione Belo Horizonte dove ho lavorato come operaio nella fonderia della Fiat. Durante questo periodo ho organizzato l’opposizione sindacale clandestina e realizzato due scioperi generali (nel 1978 e nel 1979), nel periodo militare. La Fiat ha chiesto la mia estradizione dal Brasile e il presidente generale João Batista Figueredo ha firmato la mia espulsione. A quel punto ho cambiato identità e sono stato naturalizzato brasiliano”.

Come ti definiresti?

“Un anarchico! Nel senso che faccio solo le cose che voglio fare, nel rispetto degli altri, senza litigare con nessuno. Ho abitato 12 anni nella favela Santo Antônio de Contagem alla periferia di Belo Horizonte.   

Da chi hai ricevuto supporto in questa fase della tua vita?

“Dai sindacati italiani che ci hanno aiutato a montare un’officina e lì continuare l’attività sindacale al fianco dei metalmeccanici. Anche se era una copertura, abbiamo lavorato duramente e siamo riusciti a conquistare la direzione dei metalmeccanici della Fiat. L’obiettivo era quello di migliorare lo stile di vita della popolazione locale attraverso il lavoro. Durante questi anni ho fondato (1981) la Pastorale Operaia e una scuola sindacale a Belo Horizonte con la CISC – Confederação Internacional dos Sindicatos Cristãos”.

Quali personalità politiche hai conosciuto?

“Diciamo che ho avuto il piacere di parlare, sorseggiando una buona pinga, con Luiz Inácio Lula da Silva, Patrus Ananias,  Paulo Paim, Gilberto Carvalho, solo per citarne alcuni. Dopo la laurea in relazioni internazionali all’Università di Brasilia, ho insegnato all’Università Cattolica della capitale come professore di antropologia ed etica. Qui ho organizzato l’associazione dei docenti e per questo sono stato licenziato con tutti i miei colleghi. Mi sono trovato senza un lavoro con moglie e due figli a carico. Poco dopo il Ministero per l’Educazione dei diritti umani, mi ha impiegato come consulente. Dal 2007 ad oggi, lavoro per il Partito Socialista Brasiliano come educatore per la formazione politica nel Brasile”.

 

 

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